Il Pallone d’Oro 2006 è uno dei più discussi dell’epoca moderna. Una vittoria così contestata che France Football ritenne necessario dedicare una pubblicazione speciale per spiegare le ragioni dell’assegnazione a Fabio Cannavaro.
Ma dov’è davvero lo scandalo? Prima di rispondere, è giusto chiarire un punto: la polemica non nasce dal nulla. È comprensibile che non tutti abbiano condiviso la scelta.
Gianluigi Buffon disputò un Mondiale straordinario e avrebbe potuto vincere senza che nessuno gridasse allo scandalo. Zinedine Zidane trascinò la Francia in finale con prestazioni memorabili, in particolare contro un Brasile ricco di stelle ma sorprendentemente fragile. Thierry Henry, infine, fu probabilmente il giocatore più continuo dell’anno solare.
Tutte candidature legittime. Eppure, a vincere fu Cannavaro. Per capire perché, bisogna partire dai voti.
I voti internazionali: cosa dicono davvero?
Uno degli aspetti più ignorati nel dibattito sul Pallone d’Oro 2006 è la distribuzione dei voti. Analizzandoli nel dettaglio emerge un dato chiave: Cannavaro non vinse per inerzia né per “politica”, ma per consenso diffuso.
Venne premiato con il primo posto da 20 Paesi, più di qualsiasi altro candidato, e piazzato secondo da altri 12, spesso alle spalle del compagno di squadra Buffon. Di seguito, alcune delle motivazioni più significative espresse dai giornalisti votanti.
Regno Unito, Europa del Nord e Scandinavia
Il filo conduttore è chiaro: il Mondiale 2006 non fu quello degli attaccanti, ma dei difensori. In Inghilterra, Danimarca, Scozia, Irlanda e Finlandia, Cannavaro viene descritto come:
- padrone della difesa,
- leader carismatico,
- simbolo di un calcio tattico e solido.
In più occasioni viene sottolineato come il capitano azzurro abbia “riconciliato il calcio con la figura del grande difensore”, grazie a:
- tempismo,
- senso della posizione,
- qualità nel rilancio,
- disciplina (zero ammonizioni in sette partite).
Europa dell’Est e Paesi Baltici
In Bielorussia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Slovenia, Romania e Ucraina il giudizio converge su un altro aspetto: la rappresentatività. Cannavaro viene premiato non solo come miglior difensore del torneo, ma come:
- incarnazione della forza collettiva dell’Italia,
- capitano simbolo di una squadra compatta,
- giocatore più identificabile con il successo mondiale.
Francia e area francofona
Un passaggio spesso dimenticato: anche la Francia votò Cannavaro al primo posto. France Football parlò apertamente di una dominanza raramente vista da parte di un difensore durante un Mondiale. Questo dato da solo smonta molte teorie complottistiche su favoritismi nazionali o redazionali.
Perché France Football sentì il bisogno di spiegarsi
L’elezione di Cannavaro provocò un’ondata di proteste. La redazione dichiarò di aver ricevuto circa 400 email di protesta, tutte concentrate sulla presunta “scandalosità” della vittoria.
Un numero non enorme rispetto alle oltre 200.000 copie vendute, ma sufficiente a spingere la rivista a intervenire pubblicamente. Il punto centrale della risposta fu netto:
France Football non assegna il Pallone d’Oro. Lo organizza. Il premio è deciso da una giuria internazionale di 52 giornalisti, uno per ogni Paese affiliato all’UEFA. La Francia ha un solo voto, come tutti gli altri.
I criteri del Pallone d’Oro (che spesso ignoriamo)
La redazione ricordò anche i criteri ufficiali di valutazione:
- prestazioni individuali e collettive nell’anno solare;
- classe, talento e sportività;
- carriera complessiva;
- personalità dentro e fuori dal campo.
Il primo criterio è quello dominante. Ed è proprio qui che nasce gran parte del dibattito.
Mondiale decisivo, ma basta davvero?
France Football ribadì che la Coppa del Mondo ha il coefficiente più alto, ma che non basta brillare per quattro settimane per vincere il Pallone d’Oro. Qui emerge una legittima perplessità: bastano davvero sette partite straordinarie per essere il miglior giocatore dell’anno?
Cannavaro con la Juventus disputò una buona stagione, ma non eccezionale. In Champions League l’eliminazione contro l’Arsenal di Henry fu netta. Questo resta un punto debole della sua candidatura.
Tuttavia, la rivista fu chiara: il Mondiale non garantisce la vittoria, ma può orientare il consenso quando il talento si manifesta nei momenti decisivi.
Il caso Henry e il caso Zidane
Thierry Henry arrivò a giocarsi due finali nel 2006: Champions League e Coppa del Mondo. Le perse entrambe. Secondo France Football, non riuscì a lasciare un’impronta decisiva né con l’Arsenal né con la Francia.
Zinedine Zidane, invece, fino al 110° minuto della finale mondiale era considerato il probabile vincitore. La testata in finale cambiò radicalmente la percezione del suo Mondiale. Nonostante ciò, il quinto posto finale fu definito “un’impresa”.
Le polemiche extra-campo
Molte critiche rivolte a Cannavaro non riguardavano il campo:
- Calciopoli,
- la famosa iniezione simulata del 1999,
- presunte questioni etiche.
France Football liquidò il video dell’iniezione come una sciocchezza priva di rilevanza sportiva, ricordando come lo stesso Cannavaro ne avesse riconosciuto la leggerezza.
Un Pallone d’Oro figlio del suo tempo
Fabio Cannavaro non è il Pallone d’Oro più iconico della storia. Non è Cruyff, Platini o Beckenbauer. Ma ogni stagione ha la sua storia. Nel 2006:
- gli attaccanti non dominarono,
- il calcio fu tattico,
- la solidità difensiva fece la differenza.
In quel contesto, la strada si aprì per un difensore. Cannavaro è probabilmente il primo Pallone d’Oro davvero “controverso” nell’era di Internet, il primo giudicato in tempo reale da una giuria popolare globale.
E allora la domanda resta aperta: era una vittoria discutibile o semplicemente figlia del suo tempo?



